Ormai è pressochè ufficiale: il "Panda update" (chiamato così per un ingegnere che ci ha lavorato, a quando pare) è attivo e in funzione già da qualche mese su Google.com e da qualche giorno dovrebbe essere operativo anche sui server che gestiscono i risultati di Google.it
Che cosa è
Vediamo prima di tutto di che cosa stiamo parlando. L'obiettivo (non dichiarato ma neanche troppo velato) di questo aggiornamento dell'algoritmo è di colpire due "mali" del web, ovvero i siti "scraper" e le "content farm". Si tratta di siti che, di fatto, copiano contenuto (fanno "scraping", cioè estraggono dati da altri siti - pensiamo a siti di news o blog o Wikipedia - per ripubblicarli sul proprio sito) o che producono contenuto di bassissima qualità solo per piazzarsi nelle SERP godendo magari di buoni posizionamenti grazie a campagne di link building molto aggressive.
Come influisce
Questo cambiamento nell'algoritmo di Google ha avuto un impatto piuttosto significativo sui risultati delle ricerche: stando a numeri presentati dal Grande G in persona ben il 12% delle query negli Stati Uniti ha subito una variazione a seguito del rilascio di questo update.
I siti più colpiti sono quelli che abbiamo indicato precedentemente: in particolare sembra però che solo il 2% delle SERP sia stato "colpito" dalla variazione dell'algoritmo collegata ai siti scraper (segno questo che, in realtà, questi siti erano già piuttosto ben identificati anche prima) e dunque il maggior impatto si è avuto - e si avrà, qui in Italia - sulle "fattorie di contenuto".Come evitare di venire penalizzati
Per evitare di finire nel tritacarne degli update e vedere il proprio sito sprofondare nei risultati delle ricerche è bene, dunque, premunirsi e agire d'anticipo. Tutto sta, però, a capire bene che cosa sia una "content farm". Purtroppo Google non ha rilasciato - per più o meno ovvi motivi - una definizione precisa nè una lista completa di segnali utilizzati per bollare un sito come "di scarsa qualità" e dunque, leggendo, studiando e rileggendo (spesso tra le righe) abbiamo stilato una nostra personale lista di comportamenti da evitare. Sono tutti dettati più dal buon senso che altro, a dire il vero, ma probabilmente fa sempre comodo ricordarseli...
- leggibilità: Google è diventato sempre più bravo ad individuare contenuto "automatico" da contenuto scritto "a mano". Evitate dunque di utilizzare dei software che creano contenuto in maniera seriale perchè per quanto avanzati siano (e spesso non lo sono) è facile individuare l'origine robotica del testo. Attenzione però! Conosciamo copywriter che scrivono peggio dei robot - quindi occhio e rileggete sempre prima di mettere online...
- originalità: niente di nuovo ma anche qui occhio a quello che copywriter poco diligenti (per dir così...) potrebbero propinarvi
- qualità della pagina: una pagina in cui la maggior parte dello spazio è occupata da banner pubblicitari o altre forme di advertising difficilmente potrà essere bollata come "documento utile"...
- bounce rate: ormai Google sa (quasi) tutto dei nostri siti e del comportamento dei suoi utenti: se il bounce rate di buona parte delle nostre pagine è prossimo al 100% (ovviamente perchè i contenuti lasciano a desiderare) è molto probabile che dopo un po' verremo etichettati come "content farm" e fornitori di contenuti qualitativamente scadenti.
Buzz it!
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