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Social Media Marketing: una contraddizione in termini?

16
Lug
2010
Sebbene la frase social media marketing sia ormai di uso molto comune e anzi sia una delle buzz words di questo Web 2.0, a pensarci bene la si potrebbe considerare quasi un ossimoro alla stregua del famoso esempio "ghiaccio bollente" o di altri accoppiamenti di concetti che cozzano fra di loro.

Se ci ragioniamo con attenzione, infatti, il concetto di social media ruota intorno alla democratizzazione dell'informazione: invece di avere il solito rapporto top-down in cui un ente supremo ci elargisce la sua comunicazione in maniera unidirezionale e un po' prepotente (pensiamo ad esempio alla televisione) il social media consente a "tutti" (tra virgolette perchè, tutto sommato, è un "tutti" molto ridotto, ma vabbè) di votare una notizia, condividerla con i proprio amici e renderla più o meno importante non perchè - come diceva il buon Charles Foster Kane - qualcuno ha deciso che il titolo va scritto più grosso ma perchè il "network" la reputa valida e interessante.

Non è facile dunque, ad una prima analisi, conciliare questo approccio con il marketing tradizionale, il cui obiettivo primario è quello di vendere e convincere il maggior numero possibile di persone (il "pubblico" per l'appunto, ovvero qualcosa di esterno e in qualche maniera "suddito" della nostra comunicazione: il concetto di "network" nel marketing classico non c'è) che un prodotto è meglio di un altro e merita di essere acquistato.

Il marketing 2.0
Se non siamo più noi (azienda) in controllo della nostra comunicazione e anzi il marketing "di una volta" viene visto come un tentativo di influenzare la libertà  dell'utente e dunque di manipolarlo, come è possibile oggi sfruttare i nuovi canali di marketing mantenendo un'immagine moderna, democratica, vicina all'utente e dunque ancora più efficace di una volta?

Vediamo alcuni spunti di riflessione da cui partire per ripensare la nostra strategia di comunicazione:
  1. Dalla stalla all'oceano
    Come detto prima, il vecchio approccio: "voi miei consumatori/sudditi ascoltate quello che abbiamo da dirvi" non funziona più: è necessaria una vera e propria rivoluzione per cambiare atteggiamento nei confronti del proprio mercato passando da considerlo una semplice stalla piena di mucche da mungere in un oceano dove nuotano tanti pesci più o meno grossi che si scambiano informazioni alla velocità della luce e che sono molto più informati e guizzanti di quanto siamo abituati a pensare.

  2. Uscire dalla torre d'avorio
    Sempre in quest'ottica di avvicinamento al cliente non possiamo più pensare di blindare la nostra immagine cercando solo di fare comunicazione "istituzionale": anzi, oggi che tutti fanno comunicazione ogni nostra parola, opera o omissione (mi si perdoni la citazione...) si trasforma in un messaggio di marketing che viene amplificato enormemente e contribuisce a costruire la nostra immagine. Tanto vale dunque "sporcarsi" le mani - ad esempio facendo marketing e customer care utilizzando anche Twitter e Facebook - piuttosto che pretendere di lanciare messaggi dalla nostra torre d'avorio e aspettare che i consumatori arrivino a frotte per riempirsi il carrello dei nostri prodotti: oggi più che mai il cliente lo si conquista sul suo terreno, fatto di recensioni, ricerche su Google, consigli degli amici su Facebook e micromessaggi su Twitter.

  3. Avere una strategia, pianificare e misurare
    Viste queste premesse è purtroppo molto semplice perdersi del mare del web 2.0, sprecando energie in attività  che sembrano ultra-cool ma che in realtà ci fanno perdere solo tempo e non portano a nessun concreto beneficio. E' dunque importantissimo non solo studiare e pianificare con attenzione la propria strategia sui social media ma anche misurare costantemente i risultati ottenuti: solo così potremmo valutare se la strada intrapresa è quella giusta e se i nostri sforzi potranno essere ripagati adeguatamente.

  4. Provare provare provare
    L'ostacolo che spesso frena di più un'azienda o una qualunque organizzazione dall'avere successo nel marketing del nuovo millennio è la paura: paura di sbagliare, di "non capire", di sprecare tempo e risorse. Se, come abbiamo detto prima, è molto importante pianificare e monitorare sempre la nostra campagna di marketing è comunque ancora più importante provare - anche sbagliando. Oggi la peggiore immagine che potremmo fornire al mondo e al nostro mercato di riferimento è quella di staticità , lentezza e immobilismo: quindi, anche commettendo errori (il meno possibile, si spera) è importante muoversi, agire e utilizzare i social media - ricordando soprattutto che sbagliando si impara!

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