Twitter, principi di base per un business di successo
Twitter.
L’ennesimo Social Network che si propone come nuova arma strategica per
fare marketing, ma soprattutto web marketing. Ebbene, come ogni
strumento, è possibile individuarne i punti di forza, seguendo una
linea comportamentale consona a quelle che sono le sue caratteristiche,
ma allo stesso tempo può rivelarsi il più clamoroso degli autogol
quando si fa troppo, o in alternativa troppo poco.
La regola numero uno per un business di successo su Twitter è “essere presenti”. Può sembrare banale, ma postare decine e decine di contenuti nell’arco di ventiquattro ore, per poi essere totalmente assenti nei tre giorni successivi, è quanto di più sbagliato si possa fare. Sono sufficienti anche pochi interventi al giorno, ma è indispensabile far sentire sempre e comunque la propria presenza, soprattutto per quanto concerne i followers, senza tuttavia essere invadenti ed occupare in regime di semi-monopolio le pagine di chi potenzialmente potrebbe interessarsi ai nostri contenuti (e talvolta a delle offerte). Vedendo un susseguirsi di materiale non interessante o non inerente all’argomento che l’ha convinto a seguirci, può sempre decidere di abbandonarci, e perdere followers ci può penalizzare molto. Essere presenti, però, non vuol dire essere semplicemente “propositivi”, ma anche “partecipativi”, quando sono gli altri a proporre degli argomenti più o meno vicini ai propri interessi. Dare una connotazione umana al proprio profilo, anche se si tratta di un account business: ecco il primo segreto per fare la differenza in ambienti come Facebook e, appunto, Twitter. Ci sono star che puntano a vendere qualche copia in più dell’ultimo disco realizzato, affidando la gestione dell’account ad una miriade di subalterni: nulla di più sbagliato.
Altro aspetto cruciale: Twitter, a differenza di Facebook, consente di interfacciarsi alla massa, anche ai no followers, o come si direbbe su “faccia-libro”, anche ai “non amici”. Plus importantissimo, sì, ma che questo non diventi il presupposto per la vecchia e ormai inefficace comunicazione di massa. Ci affacciamo al 3.0 e avere un approccio comunicativo poco personalizzato è il primo passo verso il fallimento. Insomma, Twitter, così come ogni altro social network, non richiede competenze pubblicitarie sconosciute ai professionisti, in quanto è proprio la semplicità a dare credibilità al proprio account.
Già, la credibilità. Cosa c’è di meglio per aumentare la propria credibilità rispetto al mostrare e “pubblicizzare” iniziative (articoli, prodotti, servizi, etc.) prodotti da altro pugno rispetto al nostro? Nulla. Twitter è condivisione, un concetto che può dire tutto e niente, ma una cosa è certa: essere egocentrici in un luogo dove la socializzazione e la “condivisione”, nel senso più ampio del termine, vuol dire partire con un handicap in questa nuova area competitiva del web marketing.
La regola numero uno per un business di successo su Twitter è “essere presenti”. Può sembrare banale, ma postare decine e decine di contenuti nell’arco di ventiquattro ore, per poi essere totalmente assenti nei tre giorni successivi, è quanto di più sbagliato si possa fare. Sono sufficienti anche pochi interventi al giorno, ma è indispensabile far sentire sempre e comunque la propria presenza, soprattutto per quanto concerne i followers, senza tuttavia essere invadenti ed occupare in regime di semi-monopolio le pagine di chi potenzialmente potrebbe interessarsi ai nostri contenuti (e talvolta a delle offerte). Vedendo un susseguirsi di materiale non interessante o non inerente all’argomento che l’ha convinto a seguirci, può sempre decidere di abbandonarci, e perdere followers ci può penalizzare molto. Essere presenti, però, non vuol dire essere semplicemente “propositivi”, ma anche “partecipativi”, quando sono gli altri a proporre degli argomenti più o meno vicini ai propri interessi. Dare una connotazione umana al proprio profilo, anche se si tratta di un account business: ecco il primo segreto per fare la differenza in ambienti come Facebook e, appunto, Twitter. Ci sono star che puntano a vendere qualche copia in più dell’ultimo disco realizzato, affidando la gestione dell’account ad una miriade di subalterni: nulla di più sbagliato.
Altro aspetto cruciale: Twitter, a differenza di Facebook, consente di interfacciarsi alla massa, anche ai no followers, o come si direbbe su “faccia-libro”, anche ai “non amici”. Plus importantissimo, sì, ma che questo non diventi il presupposto per la vecchia e ormai inefficace comunicazione di massa. Ci affacciamo al 3.0 e avere un approccio comunicativo poco personalizzato è il primo passo verso il fallimento. Insomma, Twitter, così come ogni altro social network, non richiede competenze pubblicitarie sconosciute ai professionisti, in quanto è proprio la semplicità a dare credibilità al proprio account.
Già, la credibilità. Cosa c’è di meglio per aumentare la propria credibilità rispetto al mostrare e “pubblicizzare” iniziative (articoli, prodotti, servizi, etc.) prodotti da altro pugno rispetto al nostro? Nulla. Twitter è condivisione, un concetto che può dire tutto e niente, ma una cosa è certa: essere egocentrici in un luogo dove la socializzazione e la “condivisione”, nel senso più ampio del termine, vuol dire partire con un handicap in questa nuova area competitiva del web marketing.
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