Virtual generation e marketing 2.0: telefonini e web, strumenti che fanno profilazione e analisi demografica senza neanche accorgersene
Il profilo demografico comprende alcune caratteristiche di una popolazione, per esempio genere, età, stato sociale e stato patrimoniale. Come si ottengono tutti questi dati? Censimenti, indagini commerciali, promozioni e schede informative sono i mezzi più utilizzati per creare un database di dati importanti per studiare un piano di marketing classico Se però ci affacciamo al nuovo mondo virtuale si aggiunge una variabile da censire nuova: la virtual generation.
Chiamata "Generation V" inserisce nel panorama demografico una nuova caratteristica che è la capacità comunicativa democratica tramite il mezzo mediatico. L'advisor Gartner, che un pochino di clienti ne ha, divide la popolazione della Generation V in una minoranza di "innovatori", coloro che portano in rete contenuti innovativi, "partecipanti" che partecipano alle discussioni iniziate dagli innovatori, "opportunisti" che contribuiscono passivamente e la fetta maggiore, circa l'80%, di "spettatori". Sono semplicemente lettori di blog, acquirenti che non forniscono feedback, persone introverse che vivono passivamente la rete, direi "read only" per usare un termine informatico.
La famosissima comunità di Facebook, nel "censimento" dell'8 Aprile 2009, contava un flusso informativo enorme pari a 200 milioni di utenti attivi, numeri considerevoli difficilmente trascurabili. Questi nuovi profili delineati dalla Generazione V sono da considerare per il nuovo marketing 2.0. Google ha preso la palla al balzo, creando delle opportunità di mercato per la nuova comunità con applicazioni web quali AdSense e AdWords. Parliamo di applicazioni gratis che vivono attivamente negli spazi popolati dalla Generation V, fanno partecipare la popolazione riuscendo anche a trarne dei dati statistici utili per campagne mirate. AdWords ad esempio offre un motore di ricerca demografico, locazione, stato, sesso, età, educazione e molto altro per perfezionare il campo di marketing. Da dove prende però Google queste preziose informazioni? Vengono inserite nei form, consapevolmente, dal popolo stesso tramite questi sottoservizi Google: http://adwords.google.com/support/aw/bin/answer.py?hl=en&answer=88168.
Se reti sociali come Twitter e LinkedIn viaggiano maggiormente su doppino telefonico vi sono altre reti che viaggiano via etere, più precisamente sulla rete telefonica mobile. Istat, in una ricerca del Febbraio 2009, dice che In Italia il 90.7% delle famiglie possiede un hardware per la telefonia mobile (cellulare, smartphone, computer 3G ad esempio): tra mobile payment e premium sms è uno strumento fortemente utilizzato da prendere sicuramente in considerazione per fare marketing. Le compagnie pubblicitarie mondiali hanno iniziato ad allargare i loro orizzonti includendo nei loro piani questa fetta di mercato come AdMob, Nielsen Mobile Marketing e CieloMobile. Un metodo è quello di unire campagna pubblicitaria con ricerca di mercato studiando direttamente il cliente, coalizzando stampa, web e sistema mobile (solitamente SMS), in modo che una compagnia di advertising riesca a controllare tutto il controllabile.
ComScore, ad esempio, è una compagnia che fa ricerche di mercato ai tempi del web 2.0 e fornisce un potentissimo database che va dal Cross Media Measurement al Technology Tracking: il primo ricerca le abitudini e gli interessi nei vari settori, la seconda studia i trends, cioè i nuovi supporti che fanno media. Società come eMarketer prendono informazioni per i loro database da servizi sociali del calibro di YouTube e Facebook e poi le rendono "utilizzabili" tramite blogs, reports e articoli di ricerca.
Viene naturale da chiedersi che fine abbia fatto la privacy, parola abusata ma ormai pressocchè svuotata di significato. Ai vecchi tempi, non tanto lontani, le ricerche di mercato erano molto più macchinose, contavano telefonate, iscrizioni a riviste via posta: oggigiorno basta iscriversi ad un servizio web (con la necessaria accettazione di un contratto) ed automaticamente diamo "in pasto" a società i nostri dati che vengono "messi in vetrina", da un lato per venirci incontro da un'altro per venire incontro a chi fa marketing.
Sorge una questione morale: è giusto che i nostri dati, vista la scarsità di leggi e normative, vengano comprati e venduti da queste società? E' sempre successo, ma con strumenti comunicativi rapidi come telefonini e web la mole di dati e le normative sono incontrollabili. Nel frattempo, in ogni caso, per i marketers è essenziale tenersi aggiornati e cercare di capire come utilizzare al meglio questa quantità immensa di dati - senza violare la legge...
Chiamata "Generation V" inserisce nel panorama demografico una nuova caratteristica che è la capacità comunicativa democratica tramite il mezzo mediatico. L'advisor Gartner, che un pochino di clienti ne ha, divide la popolazione della Generation V in una minoranza di "innovatori", coloro che portano in rete contenuti innovativi, "partecipanti" che partecipano alle discussioni iniziate dagli innovatori, "opportunisti" che contribuiscono passivamente e la fetta maggiore, circa l'80%, di "spettatori". Sono semplicemente lettori di blog, acquirenti che non forniscono feedback, persone introverse che vivono passivamente la rete, direi "read only" per usare un termine informatico.
La famosissima comunità di Facebook, nel "censimento" dell'8 Aprile 2009, contava un flusso informativo enorme pari a 200 milioni di utenti attivi, numeri considerevoli difficilmente trascurabili. Questi nuovi profili delineati dalla Generazione V sono da considerare per il nuovo marketing 2.0. Google ha preso la palla al balzo, creando delle opportunità di mercato per la nuova comunità con applicazioni web quali AdSense e AdWords. Parliamo di applicazioni gratis che vivono attivamente negli spazi popolati dalla Generation V, fanno partecipare la popolazione riuscendo anche a trarne dei dati statistici utili per campagne mirate. AdWords ad esempio offre un motore di ricerca demografico, locazione, stato, sesso, età, educazione e molto altro per perfezionare il campo di marketing. Da dove prende però Google queste preziose informazioni? Vengono inserite nei form, consapevolmente, dal popolo stesso tramite questi sottoservizi Google: http://adwords.google.com/support/aw/bin/answer.py?hl=en&answer=88168.
Se reti sociali come Twitter e LinkedIn viaggiano maggiormente su doppino telefonico vi sono altre reti che viaggiano via etere, più precisamente sulla rete telefonica mobile. Istat, in una ricerca del Febbraio 2009, dice che In Italia il 90.7% delle famiglie possiede un hardware per la telefonia mobile (cellulare, smartphone, computer 3G ad esempio): tra mobile payment e premium sms è uno strumento fortemente utilizzato da prendere sicuramente in considerazione per fare marketing. Le compagnie pubblicitarie mondiali hanno iniziato ad allargare i loro orizzonti includendo nei loro piani questa fetta di mercato come AdMob, Nielsen Mobile Marketing e CieloMobile. Un metodo è quello di unire campagna pubblicitaria con ricerca di mercato studiando direttamente il cliente, coalizzando stampa, web e sistema mobile (solitamente SMS), in modo che una compagnia di advertising riesca a controllare tutto il controllabile.
ComScore, ad esempio, è una compagnia che fa ricerche di mercato ai tempi del web 2.0 e fornisce un potentissimo database che va dal Cross Media Measurement al Technology Tracking: il primo ricerca le abitudini e gli interessi nei vari settori, la seconda studia i trends, cioè i nuovi supporti che fanno media. Società come eMarketer prendono informazioni per i loro database da servizi sociali del calibro di YouTube e Facebook e poi le rendono "utilizzabili" tramite blogs, reports e articoli di ricerca.
Viene naturale da chiedersi che fine abbia fatto la privacy, parola abusata ma ormai pressocchè svuotata di significato. Ai vecchi tempi, non tanto lontani, le ricerche di mercato erano molto più macchinose, contavano telefonate, iscrizioni a riviste via posta: oggigiorno basta iscriversi ad un servizio web (con la necessaria accettazione di un contratto) ed automaticamente diamo "in pasto" a società i nostri dati che vengono "messi in vetrina", da un lato per venirci incontro da un'altro per venire incontro a chi fa marketing.
Sorge una questione morale: è giusto che i nostri dati, vista la scarsità di leggi e normative, vengano comprati e venduti da queste società? E' sempre successo, ma con strumenti comunicativi rapidi come telefonini e web la mole di dati e le normative sono incontrollabili. Nel frattempo, in ogni caso, per i marketers è essenziale tenersi aggiornati e cercare di capire come utilizzare al meglio questa quantità immensa di dati - senza violare la legge...
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