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Web 2.0, real time search, social media e SEO: perchè oggi il SEO specialist deve essere più Nostradamus e meno webmaster

24
Mar
2010
Mi ricordo quando inizia ad interessarmi di SEO: Google non era ancora alla ribalta, Altavista era uno dei motori più utilizzati e il mondo del SEO sembrava un arcano. Pian piano sono state rese note linee guida, anche Google stessa spiegava come entrare nel limbo delle SERP, il tutto avveniva solo con l'utilizzo di codice, cioè programmando e seguendo gli algoritmi utilizzati dai motori di ricerca. Oggigiorno queste regole valgono sicuramente, ma c'è una variabile in più da non sottovalutare: il mercato. Un mercato veloce e assetato di novità, fatto in collaborazione con utenti che hanno preso coscienza di cosa è il web e hanno imparato a viverlo, una specie di adattamento all'habitat astratto.

Meta tags, H1 e quant'altro non bastano più per essere considerati: oggigiorno chi fa SEO deve prima studiare il mercato mettendosi nei panni del fruitore, diventare partner dell'utilizzatore - questo è uno dei motivi per cui Google, seguito da Bing, è divenuto il leader del mercato. Venire incontro al nuovo web, fatto di vecchio testo, ma anche di immagini, video e personalizzazione e oggi, permettetemi il gioco di parole, tempo di real time.

Ed ecco che si crea una nuova figura, mi piacerebbe dargli un nome, chiamiamolo in anteprima mondiale "SEO gatherer", definiamolo come un webmaster votato al marketing che raccoglie i frutti di un'indagine di mercato, utilizzandoli al meglio deducendo le mosse migliori per anticipare quello che accadrà. Uno specialista dell'evoluzione, perché la chiave sta proprio nell'evoluzione: tutta questa frenesia nella ricerca di tutti e di tutto, il web è un flusso incontrollabile di informazioni che viaggia veloce in tantissime strade differenti incontrollabili, compito del SEO è gestire più che creare. Per rendere meno astratto il ragionamento vediamo un esempio sul real time search.

Il SEO gatherer ai tempi di Altavista non sarebbe mai nato, il webmaster doveva limitarsi a creare un sito con contenuti interessanti, mettere mano al codice e aspettare che qualcuno cercasse quei contenuti; adesso invece deve frequentare community sociali, che possono essere Facebook e Buzz, studiarne gli abitanti, capire cosa cercano e fugarne i possibili dubbi futuri dato che proporre contenuto già presente non porta a buoni risultati. Con l'avvento della ricerca real time se l'esperto in SEO vuole avere voce deve diventare un utente al pari del casual surfer. Pensiamo ad un portale di videogames popolato da una community solida, il webmaster si "sbatte" per creare articoli, anticipazioni, recensioni, crea un forum con un motore di ricerca interno, la community ha successo e finisce anche alta nella SERP. Poi arriva Google con il real time search, si cerca la recensione del gioco del momento, Heavy Rain, probabilmente nella nostra community ci sarà 1 anteprima, 1 recensione, un po' di discussioni di cui una ufficiale con 200 post e il tutto deve competere con altre community - nel real time search di un social (Facebook, Twitter, ...) confluirà un numero pesantissimo di interventi, community come quella sopracitata in confronto a questo sarebbero come un paesino sperduto nell'Alaska rispetto a New York...

Pian piano il navigatore si abituerà ad utilizzare questo nuovo tipo di ricerca ed ecco che entra in gioco il SEO gatherer, sfonda la community social - senza usare algoritmi, quelli sono già stati utilizzati da chi ha creato il social e dal motore di ricerca che lo indicizza - e inizia a pubblicizzare un servizio o un prodotto diventando a tutti gli effetti un "banalissimo" utente, i militari lo definirebbero una spia vestita da civile (le pagine Twitter di alcuni noti marchi rendono bene l'idea di quello di cui sto parlando).

Il browser è diventato una specie di sistema operativo che vive sul cloud computing, il sito internet vecchia maniera una brochure di presentazione ed informazione unidirezionale, il portale è ancora importante ma diventerà debole per colpa dei social, il web deve essere multidirezionalità che non è sicuramente data da algoritmi, ma dal flusso di informazioni che tende ad essere sempre più standardizzato (da un lato purtroppo) verso le piattaforme social. Se oggi volete essere i primi e raggiungere il maggior numero di utenti, che poi è il fine per cui esiste il SEO, non ci si deve affidare più solamente codici ed algoritmi.

Chiaramente sto parlando per assurdo e molte sono mie supposizioni, credo che se la situazione continuerà ad evolvere in questo modo tra qualche anno, se non mese, sarà inutile stare a combattere per la SERP di google.com con meta e tags, dato che l'informazione viaggerà maggiormente sui binari del treno social - ma chiaramente potrei anche sbagliarmi, i social potrebbero avere una vita alla Second Life, se così sarà la faranno da padrone i "vecchi" metodi SEO.

Nostradamus sarebbe un ottimo SEO gatherer, ne capirebbe probabilmente poco di algoritmi ma saprebbe interpretare bene il fabbisogno di cui ha bisogno la rete - a quanto pare, nel Medio Evo e nell'era del Web 2.0 il mondo ha sempre bisogno delle stesse figure... ;)
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